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América Latina: abusi nella chiesa. Padre Portillo, «nasce ill Consiglio per la prevenzione. Operatori pastorali specifici in ogni diocesi

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Nasce il Consiglio latinoamericano per la prevenzione degli abusi nella Chiesa. È questa la principale novità emersa dal Congresso latinoamericano che si è tenuto la scorsa settimana a Città del Messico, su iniziativa del Centro per la ricerca interdisciplinare e la formazione per la protezione dei minori (Ceprome), con la collaborazione della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, della Conferenza episcopale messicana (Cem) e del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), Pontificia Università del Messico (che ha ospitato il congresso) e Pontificia Università Gregoriana di Roma.
Lo riferisce al Sir padre Daniel Portillo Trevizo, direttore del Ceprome, che spiega: “È stato un incontro importante e positivo, con la presenza di 24 vescovi, sacerdoti, religiosi, laici, vittime di abusi. Erano di fatto rappresentate tutte le Conferenze episcopali dell’America Latina e del Caribe”.
“Abbiamo anzitutto fatto una lettura sistemica delle situazioni di abuso nel continente – prosegue padre Portillo -. In secondo luogo, abbiamo cercato un approccio legato ad alcuni aspetti della cultura latinoamericana, contrassegnata da forme di machismo, sottomissione, lo stesso clericalismo. In terzo luogo, abbiamo condotto un’analisi sul tema della corruzione dentro la Chiesa. Infine, abbiamo cercato di elaborare una vera e propria spiritualità della prevenzione, anche a partire dal Motu proprio del Papa”. Secondo il direttore del Ceprome, “quello della prevenzione è un vero e proprio apostolato, che riguarda tutti i battezzati. Tutti siamo coinvolti”.
C’è poi la prioritaria attenzione alle vittime: “Nella celebrazione vissuta a Città del Messico, alla presenza di alcune di loro, 24 vescovi hanno chiesto perdono”.
Una delle sfide che si aprono, ora, è quella di formare operatori pastorali specifici e preparati, in ogni Paese e in ogni diocesi, formati a lavorare in modo interdisciplinare, sinodale e collegiale. L’approccio, su tale questione, non può essere solo fiscale, legale. ma più ampio, capace di coinvolgere i vari attori: le parrocchie, i luoghi educativi, le famiglie. E un importante spazio dev’essere dato alle vittime di abuso”.

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